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La Banca del Canada taglia i tassi tra tensioni commerciali e timori di inflazione

Il 12 marzo, la Banca del Canada ha tagliato il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo al 2,75 %, citando timori legati all’inflazione e al rallentamento della crescita causato dall’incertezza commerciale e dai dazi statunitensi imposti dal presidente Trump.

Si tratta del settimo taglio consecutivo, per un totale di 225 punti base in nove mesi, rendendo la banca una delle più aggressive a livello globale.

Il governatore Tiff Macklem ha sottolineato la difficoltà di bilanciare le pressioni inflazionistiche dovute all’aumento dei costi con una domanda in calo, e ha rifiutato di fornire indicazioni sulle future mosse.

I nuovi dazi USA sull’acciaio e sull’alluminio canadese, insieme ai 29,8 miliardi di dollari canadesi in contromisure del Canada, hanno allarmato le imprese, rallentato gli investimenti e indebolito la fiducia dei consumatori.

Il conflitto commerciale dovrebbe frenare la crescita del PIL, ostacolare la ripresa del mercato del lavoro e far salire l’inflazione al 2,5% a marzo. Sebbene il taglio dei tassi possa offrire sollievo temporaneo a settori come l’automotive, Macklem ha avvertito che la politica monetaria non può compensare una guerra commerciale, ma deve impedire che l’inflazione si radichi.

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